Pubblicato il 4 Aprile 2025 · Aggiornato il 8 Luglio 2026 · di Ismail Nasry
In breve: Dai pixel di Duke Nukem 3D agli open world di Elden Ring: cosa insegnano i giochi retro e quelli moderni a chi sviluppa software. Esperienze personali, lezioni di design e il fenomeno indie.
Giochi Retro vs Moderni: cosa ci insegnano davvero
Il primo videogioco che mi ha fatto perdere la cognizione del tempo è stato Duke Nukem 3D. Avevo davanti un mondo pixelato, violento, sarcastico, costruito con sprite e poligoni che oggi farebbero ridere. Ma giocavo incollato allo schermo. Vent’anni dopo, ho giocato al reboot di Doom (2016) – grafica moderna, budget AAA, motore id Tech 6 – e ho provato la stessa identica cosa. La tecnologia era cambiata, ma il design no.
Questo articolo non è un confronto tecnico tra retrogaming e produzioni moderne. È una riflessione su cosa possiamo imparare dagli uni e dagli altri – come sviluppatore e come giocatore.
Il fascino dei giochi retro: meno è meglio
I giochi retro avevano vincoli ferrei: memoria limitata, processori lenti, risoluzioni basse. Ma quei vincoli hanno generato alcune delle scelte di design più brillanti della storia. I level designer di Doom non potevano permettersi texture complesse, quindi costruivano ambienti con geometria, luce e ritmo. I compositori del Commander Keen creavano melodie indimenticabili con quattro canali audio.
Da sviluppatore, applico la stessa logica ai progetti moderni. Quando costruisco un plugin WordPress o un agente AI, mi chiedo: qual è il minimo indispensabile per farlo funzionare bene? Non cosa posso aggiungere, ma cosa posso togliere. È un approccio che ho imparato dai giochi retro: la perfezione non è quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.
I giochi moderni: potenza e complessità
I titoli AAA moderni sono capolavori tecnici. Red Dead Redemption 2, Elden Ring, The Last of Us Part II spingono i confini di ciò che è possibile in termini di grafica, narrazione e mondo di gioco. Ciò che si poteva solo immaginare negli anni ’90 oggi è realtà – e spesso lo diamo per scontato.
Ma la complessità ha un costo. I cicli di sviluppo dei AAA durano 5-7 anni, i budget superano i 200 milioni di dollari, e il margine di errore è zero. Un lancio problematico come Cyberpunk 2077 mostra cosa succede quando la complessità diventa ingestibile: aspettative irrealistiche, scope creep, team sottopressione. Dinamiche che, in scala ridotta, vedo ogni giorno nel mondo dello sviluppo software.
Cosa i giochi retro insegnano allo sviluppo moderno
Tre lezioni che porto con me dal retrogaming:
- I vincoli sono creativi: quando hai risorse illimitate, tendi a sprecare. I vincoli (budget, tempo, tecnologia) ti costringono a prioritizzare. Un progetto con un budget definito e una scadenza reale produce spesso risultati migliori di uno senza confini.
- Il gameplay batte la grafica: un gioco brutto ma divertente si gioca. Un gioco bellissimo ma noioso si abbandona dopo un’ora. Nel software vale lo stesso: l’usabilità e l’esperienza utente contano più della tecnologia sottostante.
- La community costruisce valore nel tempo: i giochi retro vivono ancora grazie alle community di modder, speedrunner e appassionati. I progetti open source funzionano allo stesso modo – più utenti coinvolgi, più il progetto cresce.
Il fenomeno indie: il meglio di entrambi i mondi
I giochi indie sono il ponte tra retro e moderno. Titoli come Hollow Knight, Celeste e Stardew Valley combinano l’estetica e la giocabilità dei classici con tecnologie e piattaforme moderne. Sono sviluppati da team piccoli, con budget ridotti, ma raggiungono una qualità che molti AAA invidiano.
Come freelance, mi identifico molto con questo modello. Ho costruito Tag Display da solo, partendo da un problema concreto (la gestione dei tag in WordPress) e arrivando a centinaia di installazioni. Nessun investitore, nessun team, nessun marketing spinto – solo un prodotto che risolve un problema reale, costruito con cura. È la stessa etica dei giochi indie: meglio piccolo e fatto bene che grande e mediocre.
Il lato oscuro del retrogaming: nostalgia e barriere
Non romanticizzo il passato. I giochi retro avevano anche problemi seri: difficoltà spesso punitive, mancanza di salvataggi automatici, interfacce incomprensibili, e una rappresentazione limitata che oggi sarebbe inaccettabile. La nostalgia tende a selezionare i ricordi positivi – ci dimentichiamo le frustrazioni, le trial-e-error infiniti, i password lunghissimi da copiare a mano.
Il punto non è che “una volta era meglio”. È che da ogni epoca possiamo imparare qualcosa. I giochi moderni ci insegnano accessibilità, narrazione e coinvolgimento emotivo. I giochi retro ci insegnano efficienza, chiarezza di design e rispetto per le risorse.
In sintesi
Retro e moderno non sono in competizione. Sono due approcci diversi allo stesso problema: creare esperienze che coinvolgano le persone. Da sviluppatore, cerco di prendere il meglio da entrambi – la disciplina del retro e le possibilità del moderno. E da giocatore, continuo a divertirmi con entrambi, spesso sullo stesso schermo.
Dopo tutto, Duke Nukem e Doom (2016) mi hanno fatto provare la stessa cosa: adrenalina pura. E questo è ciò che conta.
Lavoriamo insieme
Hai bisogno di supporto su questo tema? Sviluppo soluzioni su misura per le tue esigenze.

